Maddalena penitente (r.), nudo virile inginocchiato e studio di mani  (v.)
Maddalena penitente (r.), nudo virile inginocchiato e studio di mani  (v.)
STANZA
DEL
BORGO
Disegni

Simone Cantarini

Pesaro 1612 – Verona

Maddalena penitente (r.), Nudo virile inginocchiato e studio di mani (v.)

Matita rossa su carta beige
mm 172 x 214
Il recto del nostro foglio, raffi gurante la ‘Maddalena penitente’, è lo studio preparatorio per il dipinto conservato ai Musei Civici di Pesaro.
Eseguito a matita rossa, la tecnica preferita dall’artista, condotto con un ductus veloce e sicuro, il disegno presenta alcune varianti rispetto alla tela a cui lo riferiamo: nel paesaggio, in cui compare l’ angelo che non è presente nel dipinto, nel volto della Maddalena, in cui si nota un bellissimo pentimento, nel sensuale abbraccio del teschio collocato in una posizione diversa. Alcuni fogli, oggi a Brera, (inv. 83, nn. 471-477), testimoniano l’iter creativo dello studio di questo soggetto, anche se non si possono considerare strettamente preparatori per la composizione pittorica.
Conosciamo altri studi per la fi gura della Maddalena, tra i quali ricordiamo il foglio di Madrid, Museo del Prado (inv. F. D. 818) pubblicato da Mena Marqués (1983, n. 44, pp. 44-45).
Il nostro disegno, inedito, è un’ importante aggiunta al corpus grafi co di Cantarini ed ha un notevole interesse collezionistico in quanto preparatorio per un dipinto noto e molto amato dal Lanzi1.

Notizie su: Simone Cantarini

Simone Cantarini venne influenzato da Guido Reni, sia come disegnatore che come pittore. Già da ragazzo egli mostrò una predilezione per il disegno e, intorno agli 11 anni, venne accettato come apprendista da un artista locale. Fece, successivamente, un viaggio a Venezia e, intorno al 1635 entrò nella bottega di Reni, dove mostrò grande attitudine come incisore all`acquaforte, lavorando in stretto contatto con il maestro. Questo portò a dei contrasti. All`artista non piaceva infatti che le proprie acqueforti venissero fatte passare come opere di Reni e non accettava che Reni lo utilizzasse fondamentalmente come realizzatore di opere derivate da soggetti del maestro. La rottura con Reni costrinse Cantarini a vendere le sue stampe per trovare una fonte di reddito e in quegli anni si spostò tra Pesaro, Roma e Bologna. Nel 1647 egli si trasferì per un breve periodo alla corte del Duca di Mantova, dove non si trovò a proprio agio. Ammalatosi improvvisamente, ritornò a Verona, dove morì nel 1648.